Gian Battista Salvetti

Ritratto di SalvettiCerro, tra gli uomini politici che si distinsero e che ebbero parte alle grandi e piccole vicende dell'Ottocento, annovera Giovanni Battista Salvetti. È, questi, un personaggio certamente singolare; fu, probabilmente, un uomo di grande dirittura morale, alieno da servilismi e mai prono al potere; però su di lui esiste come una coltre di nebbia giacché mancano, a conforto della sua personalità, documenti che ne suffraghino il valore e lo collochino nella dimensione che gli spetta.

Nato a Cerro il 9 marzo 1818 era nipote d'un sacerdote, Pasquale Salvetti, di cui esiste qualche lettera autografa e che fu, per il nipote, un riferimento preciso per il resto della vita. Studente di medicina a Padova, non portò a compimento la laurea giacché fu implicato in atti contrari al regime asburgico che gli procurarono non poche difficoltà e un esilio che gli costò, oltre all'interruzione dagli studi, la lontananza dal Veneto e la necessità di nascondersi presso lo zio prete che l'ospitò a S. Felice del Benaco, in provincia di Brescia, ove il religioso esercitava il suo ministero. Dotato di pronta intelligenza e assai prestante nel fisico, non si sottopose mai al regime austriaco nonostante le forti pressioni; manifestò pubblicamente il suo dissenso sinché, nel 1866 con la liberazione del Veneto, oltreché essere insignito della croce al merito per la sua attività patriottica, divenne sindaco del neonato comune di Cerro; fu il primo e vi rimase sino al 1894, un anno prima della sua morte avvenuta il 10 settembre 1895.

La sua attività di capo dell'Amministrazione del paese natale non ha lasciato tracce scritte, ma nella memoria orale, tramandatasi, è ricordato come quella d'uomo illuminato, teso ad appianare livori e odi accumulatisi nella lunga sudditanza straniera, votato alla causa pubblica e disinteressato al punto di vendere beni personali e sacrificare una parte del suo patrimonio per la causa politica e per la sua fede nella libertà.

Si sostiene che fosse in corrispondenza epistolare con Mazzini. Le cronache, all'indomani della sua dipartita, sottolineano i tributi d'onore che la folla di Cerro e i notabili dei paesi vicini non lesinarono alle sue spoglie. In vita fece parte del comitato segreto d'emigrazione assieme a Carlo Montanari sinché al martire veronese non fu tolta la vita sugli spalti di Belfiore in quel di Mantova; con il podestà di Verona, poi, s'adoperò affinché meno dolorosa fosse l'esistenza per quei cittadini insofferenti del regime austriaco.

Fu un uomo, in definitiva, dai grandi meriti nascosti, un uomo di quelli che, forse, patí più che mettersi in evidenza e che si sottopose, volentieri, al servizio dei concittadini; al di là, quindi, dei documenti che, almeno sino ad ora, la storia non ci ha mostrato, Giovanni Battista Salvetti è da ascriversi tra i meritevoli cittadini che costruirono, giorno dopo giorno, la società non soltanto cerrese.

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